School Works 2007-2009

Tutto è iniziato quasi trent'anni fa, la prima volta che ho letto "Gargantua e Pantagruele" di François Rabelais. Il testo ha lavorato nella mia mente per molto tempo, finché, nell'aprile del 2005, non ho capito che volevo farne un video.

Dopo molte prove e riflessioni, cercavo una classe di dodicenni francesi per interpretare il progetto. E li ho trovati: marzo 2007. I loro professori erano entusiasti del progetto interdisciplinare che proponevo e gli esperti che ho coinvolto, uno storico del cibo e qualche scienziato, erano felici di lavorare con noi. (Avevo voluto dei ricercatori per avvicinare i ragazzi alla scienza e per dar loro una visione non solo letteraria del cibo: in fondo, Rabelais era anche un medico.)

Ogni mese avevamo lezioni e conferenze o una visita a musei e giardini storici di Parigi. Siamo arrivati a stabilire la nostra versione fonetica della lista di cibi di Rabelais, dopo che l'avevo verificata con un'esperta di pronuncia francese antica. Nello spirito ironico di Gargantua, ho aggiunto liste di piatti moderni a quelle medievali, dando alla colonna sonora un pizzico di contemporaneità. Alla fine di maggio 2008 avevo registrato la colonna sonora e girato il mio video Gargantua e il suo making-of (1, 2). Ho passato i mesi successivi a montare video e documentari e a scrivere un libro sull'esperienza, in francese e in italiano: due punti di vista differenti.

Gli insegnanti mi avevano invitata a partecipare alla tappa successiva, nel 2008-2009: un progetto sul Gigantismo. Ero totalmente libera di suggerire i temi che volevo, e ho scelto di lavorare sui linguaggi e la relatività: gigante o nano, è solo una questione di scala e di percezione. Per tutto l'anno abbiamo lavorato in Trois ateliers, tre laboratori, ognuno con il suo insegnante che dava profondità e spessore alla ricerca che avevo suggerito. Altri hanno collaborato, ognuno nel suo settore. Un eccellente lavoro di squadra, mi sono goduta ogni lezione.

Se all'inizio volevo soprattutto avere la possibilità di produrre i miei video, nella pratica quotidiana ho scoperto che potevo diventare, almeno per i ragazzi -e forse anche un po' per gli insegnanti- un agente provocatore di pensiero. Alla fine, credo che quest'opera rappresenti un nuovo tipo di social art: che cosa c'è di più socialmente utile che stimolare i giovani a pensare?


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© 2009-2010 Carla Della Beffa